Rinascimento in corso...

Rebelling with care.

Ripensare il femminismo e la salute con le biohackers di Kin Lab

Sotto le luci di San Siro, uno spazio politico e transfemminista dove attivistз e cittadinз ripensano le pratiche di cura dal basso

Ho trascorso gli anni dell’università a Milano. Come la maggior parte del popolo universitario, ho incontrato una ricca varietà di coinquiline e coinquilini a dir poco discutibili, motivo per cui ho fatto più di due traslochi in tre anni. Nel mio vagare per la metropoli, sono finita in una casa nei pressi di piazzale Lotto, nella zona Ovest della città, non lontano dallo stadio di San Siro, per intenderci. Mi recavo spesso allo stadio per assistere a concerti o partite, per il resto osservavo il quartiere con il finestrino del tram 16 a farmi da scudo. Mai avrei potuto immaginare che,  proprio in quella parte di periferia, si trova un laboratorio autogestito dove il femminismo si unisce alle pratiche di biohacking per coinvolgere gli abitanti e riqualificare dal basso il quartiere, proponendo nuove forme di socialità in cui arte, medicina, tecnologia e buona politica si mescolano e ibridano continuamente. 


Quando Giulia Tomasello, biodesigner e parte del comitato scientifico di NR mag, mi ha proposto di intervistare Kin Lab per questo podcast, non sapevo quasi nulla del mondo del biohacking. Forse neanche alcuni di voi. Mi sono abbandonata alle parole di Maddalena Fragnito e Zoe Romano, fondatrici del laboratorio e ideatrici del progetto OBOT, che mi hanno accompagnato in un viaggio di riscoperta profonda, oltre l’apparenza delle cose. Vi consiglio di ascoltare l’intervista fino in fondo: è stato un dialogo intenso, pregno di riflessioni e teorie, spaziando dalla definizione di wet lab alla musica trap, immaginando un mondo che si sta già formando.



Che cos’è il sapere scientifico?

Chi lo produce?

Qual è l’occhio che definisce e costruisce il sapere?

Maddalena Fragnito | Kin Lab




Come e quando è nato Kin Lab?

Zoe: Con Maddalena eravamo incrociate in passato, ma sempre troppo rapidamente. L’unico modo per passare più tempo insieme poteva essere lavorare a un progetto. Quando ho vinto un bando europeo con WeMake, il makerspace che ho a Milano, sulla mappatura e il networking di pratiche di cura dal basso che impiegassero tecnologie digitali - quindi all’interno del concetto di digital social innovation, ho invitato Maddalena, Valeria Graziano e Serena Cangiano a collaborare con me per due anni e costruire una visione. Uno degli output principali è stata una pubblicazione: Cure ribelli, Rebelling with care. Questo ci ha permesso di ragionare e avvicinarci all’utilizzo di tecnologie hardware per la cura e la salute dal basso. La pubblicazione è composta da 7 articoli di teorici e 7 case studies. Da lì, Maddalena mi ha proposto di partecipare a un bando per prendere uno spazio nel quartiere di San Siro a Milano. In contemporanea, abbiamo anche fatto una application per una residenza artistica nel centro culturale Hangar a Barcellona. Per noi, quella residenza è stata un primo passo per iniziare a sviluppare un’idea di wet lab a Milano.


Maddalena: Il percorso di costruzione del libro ci ha aperto a una serie di domande, per esempio: che cos’è il sapere scientifico? Chi lo produce? Qual è l'occhio che definisce e costruisce questo sapere? Alcune di queste questioni emergono da percorsi che intersecano il nostro lavoro, come i disability studies e le pratiche di disability justice, vale a dire la domanda di entrare nei processi di cura come soggetti e non più come oggetti. Tutto ciò informa sia la costruzione del nostro progetto OBOT sia il desiderio di dargli una casa, un posto che accolga anche altri progetti di Kin Lab. OBOT nasce dall’idea di costruire un laboratorio nomade di disseminazione scientifica che faccia attenzione alla presenza dello sguardo di corpi fino ad ora esclusi dall’osservazione al microscopio. Cosa succede se, dentro quel microscopio, i fenomeni empirici sono osservati da persone il cui accesso allo strumento è stato sempre negato?




Ti abbiamo incuriositə? Ascolta l'episodio completo su Spotify.


Un ringraziamento speciale a Giulia Tomasello per aver partecipato in qualità di mediatrice durante l’intervista.


Questa intervista è una delle attività di sensibilizzazione realizzate per WeSTEAM,  progetto finanziato dal programma Erasmus+ dell'Unione Europea, che si propone di sviluppare, testare e diffondere una metodologia basata sull'approccio STEAM per contrastare il gender gap nello studio delle discipline STEM.


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Zoe Romano e Maddalena Fragnito

Zoe Romano e Maddalena Fragnito

Zoe Romano: Laureata in Filosofia all’Università di Milano, è un’artigiana, digital strategist e docente con focus su innovazione sociale, donne nella tecnologia e design aperto. Ha lavorato per diversi anni come media-hacktivist sulla precarietà, sul lavoro materiale e immateriale nelle industrie creative. Co-fondatrice di WeMake Makerspace nel 2014, ora è consulente di ricerca e sviluppo, tiene corsi in varie organizzazioni e collabora a progetti di innovazione sociale digitale finanziati dall'UE. Partecipa ad attività di ricerca/attivismo e sviluppa progetti su e-textiles e fabbricazione digitale in diversi contesti. Maddalena Fragnito: Artista indipendente e attivista culturale, sperimenta modelli di produzione culturale, cura, spazi condivisi e di comunità come concetti chiave per ripensare nuove forme di produzione e riproduzione sociale. Nel 2012 ha co-fondato MACAO, nuovo centro per le arti e la ricerca di Milano, e Landscape Choreography, progetto artistico sulla trasformazione dello spazio pubblico attraverso l’interazione politica dei corpi. Inoltre è fondatrice di SopraSotto (2013), scuola autogestita da genitori e insegnanti per bambini e bambine in età da nido. Collabora come artista e ricercatrice con diverse istituzioni culturali e Università.