Rinascimento in corso...

Database uniti contro la cultura patriarcale

Verso una maggiore presenza dell’eccellenza femminile nei media

La discussione sui temi di genere nei vari campi lavorativi è finalmente diventata una prospettiva alla quale abbiamo educato la nostra sensibilità collettiva ma, perché avvenga una vera e profonda trasformazione culturale a partire dalle generazioni più giovani, è necessario offrire un’adeguata rappresentazione di questo cambiamento nei media. ENWE lavora per offrire nuovi modelli alle donne (e agli uomini) di oggi e di domani…

ENWE European Network for Women Excellence (ENWE) è un gruppo di advocacy, nato su iniziativa di GiULiA Giornaliste e cheFare, con l’obiettivo di raccogliere database italiani ed europei dedicati alle donne che si sono distinte in vari campi della conoscenza. Cosa ha reso evidente questa necessità e quali sono i partner che via via sono stati coinvolti?

Il progetto ENWE - acronimo di European Network for Women Excellence - è stato sviluppato per rispondere a un bando di Open Society Foundation che aveva come obiettivo quello di contrastare il gender gap. In questa occasione siamo stati contattati come cheFare dall’associazione GiULiA - GIornaliste Unite LIbere Autonome - per estendere ad un contesto più internazionale, principalmente europeo, un database di 100esperte da loro selezionate in ambito STEM (Science Technology Engineering Mathematics), poi ampliatosi alla letteratura, alle scienze umanistiche, alla filosofia, all'arte e all'economia.
L’analisi dei dati - elaborati dall' Osservatorio di Pavia e dal Global Media Monitoring Report - sottolinea che nel 2017 la presenza della donna nei media italiani era del 20%, in aumento dell’1,5 % rispetto al passato, nonostante una generale riduzione della presenza dei media tradizionali a favore dell’avanzata dell’online. È significativo notare che, nel 2020, i dati mostrano una crescita della presenza della donna nei media fino al 26%, mentre è in diminuzione il dato relativo alle esperte: la loro presenza è scesa addirittura al 12% (nel 2015 era il 18%), probabilmente a causa della pandemia che ha messo sotto i riflettori gli esponenti ai vertici delle istituzioni scientifiche e politiche, figure per la maggior parte maschili.
Il progetto ENWE, dunque, vuole colmare questo gap a livello nazionale ed internazionale, individuando altri database simili a quello di GiULiA. Abbiamo sviluppato partnership con tre database europei: Les expertes in Francia, AcademiaNet in Svizzera e Agenda d’Expertes, un database che monitora i dati di alcune regioni specifiche della Spagna. La direzione comune a tutti è quella di raccogliere nomi e donne esperte nei vari settori, ma con l’obiettivo di essere anche un progetto di advocacy e un percorso di networking.
La rete dei partner di ENWE, infatti, si è incontrata per la prima volta dal vivo a dicembre, nel corso di un incontro a cui sono stati invitati alcuni direttori di giornali italiani, per sensibilizzarli al problema e presentare le soluzioni che si stanno individuando. Ad esempio, oltre a mandare avanti ogni database sui vari fronti nazionali, stiamo individuando azioni comuni sul fronte internazionale, coinvolgendo media e testate europee con una serie di approfondimenti tematici.


Quindi, l'obiettivo a lungo termine non è tanto quello di unificare i database quanto di creare una massa critica a supporto di questo cambiamento innanzitutto culturale?

Sì, ogni database ha un obiettivo ben specifico: alcuni hanno solo finalità di raccolta, mentre 100esperte si occupa anche di fare una selezione in base al percorso professionale. Allargando la rete, però, possiamo amplificare maggiormente alcuni temi, conoscere le problematiche che ogni database riscontra nel proprio paese e capire insieme come risolverle più facilmente, condividendo le buone pratiche già adottate da altri progetti. Ci sono molti altri livelli di attività che possono essere aggiunti, dall’empowerment alla formazione, alla divulgazione. Prima di tutto, però, dobbiamo impegnarci per rendere sempre più nota la possibilità di usufruire di questi database.

Se guardiamo al settore professionale da cui siete partite, quello delle professioni scientifiche, è evidente che una narrazione erroneamente declinata al maschile ha i suoi effetti anche nei dati ricavabili dalle analisi del settore educativo e dell’istruzione pubblica. Qual è la fotografia che potete restituirci dal vostro database sul gender gap, in particolare in ambito scientifico?

Il nostro impegno è quello di far conoscere queste protagoniste della cultura, della scienza e della società attraverso i media e di fare di loro dei modelli per le giovani, affinché la carenza di figure femminili non le scoraggi nell’intraprendere percorsi scientifici. Le donne che abbiamo conosciuto e intervistato con GiULiA confermano la difficoltà di tantissime laureate di raggiungere traguardi che per il genere maschile sono meno complessi, dato che le donne devono conciliare famiglia e lavoro, oltre a trovarsi in competizione con i colleghi maschili che, in questo settore fino ad oggi, hanno goduto di una visibilità maggiore. Il tema della discriminazione in ambito scientifico va alla pari con quello degli altri ambiti - economico, culturale e storico. 100esperte affronta questo tema anche attraverso Cento donne contro gli stereotipi, una collana di volumi pubblicata dalla fondazione Bracco e edita da Igea, che raccoglie le testimonianze di donne che nonostante le difficoltà sono riuscite ad affermarsi nei loro percorsi e nelle loro carriere.


Abbiamo visto di recente come, per un pieno riconoscimento professionale, sia fondamentale anche rendere permeabili i media, le istituzioni e i nostri ambienti lavorativi ad un linguaggio inclusivo. GiULiA, ad esempio, ha condotto diverse battaglie in questa direzione. Qual è lo scenario attuale, se lo osserviamo dal vostro specifico punto di vista e come il progetto ENWE ha ragionato su questo aspetto?

GiULiA realizza, sia insieme all'Ordine dei Giornalisti sia come ente formatore autorizzato, numerosi corsi di formazione per i professionisti e le professioniste e gruppi che ne hanno fatto richiesta nel tempo dal mondo delle università e delle associazioni. Questo ha significato estendere il raggio di attenzione e di interesse del nostro lavoro, non parlando più solo del settore dei media ma allargando anche a gruppi di cittadini e ambiti accademici. In più, l’impegno in questo senso prosegue anche con la pubblicazione di alcuni manuali: Donne, grammatica e media - suggerimenti per l'uso dell'italiano, curato da Maria Teresa Manuelli, con la linguista Cecilia Robustelli e l'Accademia della Crusca. Il libro contiene una preziosa intervista al decano dei giornalisti italiani Sergio Lepri e un breve vocabolario maschile / femminile delle professioni e delle cariche. Un secondo volume particolarmente significativo è Stop violenza: le parole per dirlo curato da Silvia Garambois, attuale presidente di GiULiA con Graziella Priulla e gli interventi di numerose giornaliste dell'associazione, pubblicato per indicare una sensibilità più corretta riguardo all'informazione legata a fatti di violenza contro le donne o femminicidi. Un terzo libro affronta il tema Stereotipi, donne nei media, curato da Marina Cosi con Stefania Cavagnoli, linguista che offre spunto per evitare gli stereotipi nella scrittura di testi.
Ragionare su questi temi non deve essere sentito come un problema da risolvere, ma come un’esigenza data dalla trasformazione sociale e politica in atto, un bisogno dal basso per cui trovare gli strumenti più adeguati con i quali offrire una risposta.

ENWE

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ENWE - European Network for Women Excellence è un gruppo di advocacy, nato su iniziativa di GiULiA Giornaliste e cheFare, con l’obiettivo di costruire una rete di database di professioniste selezionate in vari campi della conoscenza. Il fine principale di questa rete è quello di promuovere la presenza delle eccellenze femminili nei media europei e nei panel e conferenze in tutta Europa.