Rinascimento in corso...

Ai confini dell’Universo (digitale)

Per un nuovo (Hyper)Rinascimento, tra arte e cosmologia

A bordo di una cometa 3D alla scoperta delle nuove frontiere e infinite possibilità della digital art, dove i valori di inclusività, scienza e umanesimo non hanno più confini

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. 

Sono le parole pronunciate da Prospero, il re mago esiliato, nel quarto atto de La tempesta, una delle ultime opere di William Shakespeare. Nel 1980, Carl Sagan, astronomo e vincitore del Premio Pulitzer, sembra far eco alle parole del Bardo quando afferma, sulle pagine di Cosmos, che siamo fatti della stessa materia delle stelle. La stessa materia stellare che Luca Pozzi, artista e mediatore interdisciplinare, ingloba nelle sue opere di digital art, veri e propri manifesti del concetto di Hyper Rinascimento.


L’intera produzione artistica di Pozzi incarna da sempre lo spirito rinascimentale. Dopo il primo approccio alla Storia dell’arte attraverso lo studio dei grandi maestri e della architetture religiose, l’artista rimane affascinato dai concetti matematici, la prospettiva, la proporzione aurea, gli studi atmosferici sulla densità dell’aria - in primis, Leonardo da Vinci e lo sfumato. Comincia a immaginare la creazione non solo in termini artistici, ma anche scientifici. 


Accompagnato da chi lo ha preceduto, Pozzi ha cominciato a esplorare le possibilità artistiche offerte dalla scienza, spingendo al limite le potenzialità espressive di entrambi i campi. Desideroso di conoscere ciò di cui non è poi così sicuro, con le sue opere decostruisce la realtà per scoprire di cosa siamo fatti, utilizzando gli strumenti della fisica teorica, della gravità quantistica e della cosmologia multi-messaggera.


Abbiamo dialogato con Luca in occasione della mostra AI4Future, in esposizione al MEET di Milano dal 16 al 18 settembre 2022, a cui l’artista partecipa con un’opera ispirata alla Missione Rosetta dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea). Quella che sembrava una normale intervista, si è trasformata in vero e proprio viaggio cosmico che ha toccato molteplici temi, dall’arte al videogaming, dalla biodiversità alla spiritualità. 


“L’Hyperinascimento è un po’ questo sforzo: il punto di vista di un millennial che cerca di riappacificare due mondi che sembravano in contrasto, ma che, in realtà, sono la stessa cosa.”


Luca Pozzi | Artista e mediatore multi-disciplinare



Quando e come nasce l'idea della Missione Rosetta e quali sono le sue evoluzioni nel progetto che presenterai a settembre a Milano per AI4Future?


La Rosetta Mission nasce nel 2020, durante la pandemia, come necessità di creare un habitat, un ambiente parallelo, un’isola fluttuante nello "spazio" che potesse trascendere i limiti e le distanze che si stavano vivendo. É legata a tutto ciò che ho imparato negli anni, nelle residenze artistiche che ho fatto in centri di ricerca scientifica, dove ho intuito la centralità dell’informazione nei processi naturali e il bisogno di creare ponti interdisciplinari. La fisica teorica ha decostruito la materia, ha smaterializzato il concetto di oggetto. Prima lo ha trasformato in particelle, poi in campi, poi in energia che permea tutte le cose. Poi, negli anni Ottanta, il fisico teorico John Archibald Wheeler, padre della gravità quantistica, ha detto una frase sintetica, molto chiara e bellissima: It from bit, tutto è informazione. La Rosetta Mission nasce proprio da qui, dall’idea che, alla base di tutte le cose, ci sia informazione in movimento e che si possa superare l'antropocentrismo immaginando noi stessi non piu' come esseri umani che sfruttano risorse naturali e informazioni, bensi' come parte di un ecosistema costituito tanto da fenomeni “analogici” quanto “digitali” accomunati proprio da una rete unificante di pura informazione universale. L’opera prende spunto dalla Rosetta Mission dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che, tra il 2004 e il 2016, è atterrata con la sonda Rosetta sulla cometa 67P alla ricerca di batteri, sostanze e acqua che potessero essersi depositate sulla cometa e che potessero quindi costituire l'impronta dell’origine della vita nel Sistema Solare.

La mia “Rosetta Mission 2022” invece e' contemporaneamente una game engine creata in unity, per un solo viaggiatore alla volta, ed una stanza virtuale su Mozilla Hub pensata per l'interconnessione di utenti diversi ed intere comunita'. Entrambe le versioni sono ispirate come dicevo a una missione spaziale, ma anche ad un reperto archeologico, la stele di rosetta appunto, rinvenuta in egitto nel 196 a.c., ovvero una pietra di granodiorite con sopra incisa la stessa iscrizione in geroglifico, demotico e greco antico. Da un lato quindi l'opera teletrasporta i viaggiatori su una cometa digitale, ma dall'altra si propone come un quasi oggetto simbolico, una Stele di Rosetta contemporanea, dove nel 2022 a crollare non e' piu' l'incompatibilita' linguistica tra civilta' antiche, ma sono I confini disciplinari e le torri d'avorio. Quello che salta è la frammentazione di comunita' specialistiche e la separazione di minoranze di attivisti sparse sul pianeta.

Nel concreto, basandomi sulle stratigrafie originali dell’ESA, ho ricostruito digitalmente la cometa in scala 1:1 (2 km di diametro), dopodichè ho invitato alcuni esperti di diverse discipline a incidere la loro ricerca, il loro linguaggio su questa stele contemporanea. Per farlo, nella maggior parte dei casi attraverso il dialogo diretto, ho semplicemente interpretato, digitalizzato e formalizzando in 3D graphics le loro parole e i loro lavori più iconici. La stele digitale non si può toccare, ma si può esperire da remoto viaggiandoci sopra tramite un caschetto VR o da PC o volendo anche usando il proprio smartphone. É un limbo senza coordinate geografiche, politiche e religiose, che vorrebbe scardinare il rischio di una nuova Torre di Babele. In realtà, l’opera mostra come non si debba aver paura dei linguaggi specifici, perché questi si possono accogliere e comprendere grazie ad un nuovo punto di vista e ad un contesto diverso, forse meno condizionato da necessità utilitaristiche ma più libero e immaginifico. 

La "mia" cometa è un mezzo per assorbire, anche a livello subliminale, la biodiversità della società contemporanea a 360 gradi. Mentre la versione del 2020 era molto più scientifica ed ospita contributi di Carlo Rovelli, Michelangelo Pistoletto, Garrett Lisi e Alain Connes, oggi, per AI4Future, la cometa diventa un luogo per parlare di cambiamento climatico e gender inclusivity.

Per questo ospita uno slogan di Greta Thunberg, una citazione di Jenny Holzer, una serie di arazzi dell'artista e Techno Shamano Angelo Plessas e una specie di percorso ascensionale, come quelli che si incontrano lungo la scalata del monte Everest per intenderci, costellato di bandierine in stile tibetano, ma con i colori dell’inclusività di genere promossi dalla comunità LGBTQ +.


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Luca Pozzi

Luca Pozzi

Classe 1983, dopo la laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) e le specializzazioni in Computer Graphics e Sistemi, collabora con visionarie comunità scientifiche tra cui la Loop Quantum Gravity (PI), il Compact Muon Solenoid (CERN) e il Fermi Large Area Telescope (INFN, NASA). Ispirato dall’arte, dalla fisica, dalla cosmologia e dall’informatica, traduce le sue ricerche teoriche sulla gravità quantistica e la fisica delle particelle in installazioni ibride, caratterizzate da sculture magnetiche, oggetti in levitazione, esperienze VR/AR e un uso performativo della fotografia. Il suo lavoro è stato esposto presso importanti musei e gallerie in Italia e all’estero e le sue opere sono parte di prestigiose collezioni pubbliche e private